C’è una domanda che vale la pena farsi.
Le banche centrali possono detenere praticamente qualsiasi tipo di riserva finanziaria.
Dollari.
Euro.
Titoli di Stato.
Valute straniere.
Eppure continuano a detenere e, nel complesso, ad acquistare anche enormi quantità di oro.
Nel 2025 gli acquisti netti delle banche centrali sono stati nell’ordine delle 850 tonnellate, dopo oltre 1.000 tonnellate l’anno tra il 2022 e il 2024. E nel secondo trimestre del 2026 gli acquisti netti sono tornati a circa 289 tonnellate, il livello più alto mai registrato per un secondo trimestre.
E allora la domanda nasce spontanea:
se le istituzioni che controllano e gestiscono le valute continuano ad accumulare oro, perché lo fanno?
Pensano che il sistema finanziario sia destinato a crollare?
Non si fidano più del dollaro?
Si stanno preparando a una nuova crisi?
Oppure la spiegazione è molto meno complottista e molto più razionale?
La risposta è interessante soprattutto perché può insegnarci qualcosa su un concetto che riguarda anche i nostri risparmi:
la diversificazione.
Prima cosa: una banca centrale non compra oro per “fare trading”
Questo è fondamentale.
Quando una persona compra un’azione, una criptovaluta o persino dell’oro può farlo pensando:
“Spero che salga e di guadagnarci.”
Una banca centrale ragiona diversamente.
Le sue riserve servono prima di tutto a sostenere la capacità finanziaria e monetaria del Paese, affrontare crisi, intervenire sui mercati valutari e mantenere attività considerate affidabili e utilizzabili nel lungo periodo.
Per questo la domanda non è necessariamente:
“Quale asset renderà di più quest’anno?”
La domanda è piuttosto:
“Come costruiamo delle riserve sufficientemente solide e diversificate da funzionare anche in scenari molto differenti?”
Ed è qui che l’oro assume un ruolo particolare.
Un dato che dovrebbe far riflettere
Nel 2026 il World Gold Council ha intervistato 76 banche centrali, il numero più alto da quando conduce questa indagine.
Il risultato?
L’89% degli intervistati ritiene che le riserve auree complessive delle banche centrali aumenteranno nei prossimi dodici mesi.
Ancora più interessante:
il 45% prevede di aumentare direttamente le riserve auree della propria istituzione.
Soltanto l’1% prevedeva una diminuzione delle proprie riserve.
Quindi non stiamo parlando semplicemente di qualche banca centrale isolata.
Esiste una tendenza molto più ampia.
Ma perché?
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Motivo numero 1: diversificare
Partiamo dal concetto più semplice.
Immagina di gestire centinaia di miliardi di riserve.
Metteresti tutto:
nella stessa valuta?
nello stesso tipo di titolo?
dipendente dallo stesso Paese?
Probabilmente no.
Ed è esattamente uno dei ragionamenti fatti dalle banche centrali.
Nel sondaggio 2026 del World Gold Council, la diversificazione del portafoglio continua a figurare tra le principali ragioni per detenere oro.
La logica è intuitiva.
Se possiedi esclusivamente dollari, dipendi fortemente dal dollaro.
Se possiedi esclusivamente obbligazioni, dipendi fortemente dal mercato obbligazionario.
Se distribuisci le riserve tra più attività, riduci la dipendenza da un singolo scenario.
Non significa che l’oro debba sostituire tutto il resto.
Significa precisamente il contrario.
Serve a non avere tutto nello stesso posto.
Motivo numero 2: l’oro non è il debito di un altro Paese
Questo è un concetto particolarmente interessante.
Un titolo di Stato è, in sostanza, un credito.
Qualcuno ti deve dei soldi.
Un deposito bancario è una passività della banca.
Una valuta rappresenta un’attività all’interno di un determinato sistema monetario.
L’oro fisico ha una caratteristica differente:
non rappresenta il debito di qualcun altro.
Un lingotto d’oro posseduto direttamente continua ad esistere indipendentemente dalla solvibilità di un’impresa o dal rimborso di un’obbligazione.
Questo non significa che il suo prezzo sia stabile.
Può salire.
Può scendere.
Ma la natura dell’asset è differente.
Ed è proprio questa diversità che può renderlo interessante all’interno di un portafoglio di riserve.
Motivo numero 3: le crisi geopolitiche
Negli ultimi anni questo elemento è diventato sempre più importante.
Sanzioni.
Conflitti commerciali.
Tensioni tra grandi potenze.
Congelamento di attività finanziarie.
Tutto questo ha riportato al centro dell’attenzione una domanda:
quanto è importante possedere riserve che non dipendano completamente dalle decisioni di un altro Stato?
La BCE ha osservato che gli acquisti di oro delle banche centrali sono rimasti elevati in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche e che la diversificazione e la protezione dal rischio geopolitico figurano tra le ragioni indicate dai gestori delle riserve.
Non significa necessariamente che le banche centrali stiano “scappando dal sistema”.
Significa che stanno prendendo in considerazione anche scenari che fino a qualche anno fa potevano apparire meno probabili.
Motivo numero 4: protezione nei periodi di crisi
Un’altra delle ragioni indicate direttamente dalle banche centrali è il comportamento storico dell’oro durante determinati periodi di forte instabilità.
Nel sondaggio 2026 figurano tra le motivazioni principali:
- performance durante le crisi;
- diversificazione;
- protezione dall’inflazione;
- copertura dal rischio geopolitico;
- funzione di riserva di valore nel lungo periodo.
Attenzione però.
Questo non significa che l’oro salga durante qualsiasi crisi.
I mercati sono molto più complessi.
Esistono periodi nei quali l’oro può anche diminuire significativamente.
La logica di una banca centrale non è:
“Arriva una crisi, compro oro perché sicuramente salirà.”
È piuttosto:
“Voglio che le mie riserve siano costruite in modo da affrontare scenari differenti.”
Motivo numero 5: l’inflazione
Se una banca centrale detiene riserve per decenni, deve necessariamente considerare anche il potere d’acquisto.
Le valute possono perdere valore reale nel tempo.
È normale in un sistema nel quale esiste inflazione.
L’oro viene quindi considerato da molte banche centrali anche come uno degli strumenti utilizzabili nell’ambito di una strategia di conservazione del valore nel lungo periodo. Il World Gold Council indica proprio la protezione dall’inflazione tra le motivazioni citate dai gestori delle riserve.
Ancora una volta:
non significa che oro e inflazione si muovano perfettamente insieme ogni anno.
Non funziona così.
Si tratta di una considerazione strategica di lungo periodo.
Motivo numero 6: diminuire la dipendenza dal dollaro
Questo è probabilmente il tema che genera più discussioni.
Il dollaro rimane la principale valuta di riserva internazionale.
Ma una parte delle banche centrali sembra aspettarsi una progressiva maggiore diversificazione.
Nel sondaggio World Gold Council 2026, il 74% degli intervistati prevedeva una quota moderatamente o significativamente inferiore di dollari nelle riserve globali nei cinque anni successivi, mentre l’84% prevedeva una quota di oro più elevata.
Questo non significa:
“il dollaro sta per sparire”.
Sarebbe una conclusione eccessiva.
Significa però che molti gestori delle riserve sembrano considerare desiderabile un sistema nel quale una parte maggiore del patrimonio sia distribuita tra asset differenti.
E l’oro è uno di questi.
Chi sta comprando?
I numeri del 2026 mostrano anche qualcosa di interessante.
Non esiste una sola area del mondo coinvolta.
Nei dati pubblicamente dichiarati relativi alla prima metà del 2026, tra i principali acquirenti figuravano:
Polonia: +82 tonnellate
Uzbekistan: +41 tonnellate
Cina: +40 tonnellate
Kazakistan: +27 tonnellate
A questi si aggiungevano, con quantità inferiori, Repubblica Ceca, Singapore, Cile, Giordania e Ghana.
La Polonia, ad esempio, aveva portato le proprie riserve a circa 632 tonnellate entro giugno 2026.
Non è quindi semplicemente una “storia cinese”.
Il fenomeno riguarda Paesi con economie, sistemi politici e necessità molto differenti.
Ma attenzione: alcune banche centrali vendono anche oro
Questo punto è importantissimo.
Se vogliamo fare un ragionamento serio non possiamo raccontare soltanto metà della storia.
Le banche centrali non comprano sempre.
Possono anche vendere.
Nella prima metà del 2026, per esempio, la Turchia risultava un importante venditore netto, mentre anche la Russia aveva ridotto le proprie riserve dichiarate.
Perché?
Perché l’oro è una riserva.
E una riserva serve anche per essere utilizzata quando necessario.
Un Paese può vendere oro per ottenere liquidità, sostenere la propria valuta, finanziare necessità straordinarie o riequilibrare le proprie riserve.
Questo ci fa capire un’altra cosa importante:
l’oro non è un oggetto sacro da comprare e non vendere mai.
È uno strumento.
Quanto oro possiedono ormai le banche centrali?
Alla fine del 2025 l’oro rappresentava, valutato ai prezzi di mercato, circa il 27% delle riserve ufficiali complessive considerate nell’analisi della BCE.
La stessa BCE sottolinea però un elemento fondamentale: una parte importante dell’aumento della quota è dovuta anche all’aumento del prezzo dell’oro stesso, non soltanto a nuovi acquisti.
Questa precisazione è importante.
Se possiedi una determinata quantità di oro e il prezzo raddoppia, automaticamente il peso dell’oro nel tuo patrimonio aumenta anche senza averne comprato un solo grammo.
Per questo i dati vanno sempre interpretati con attenzione.
Se l’oro è così interessante, perché le banche centrali non mettono tutto in oro?
Questa è forse la domanda più intelligente dell’intero articolo.
Se l’oro fosse perfetto, una banca centrale potrebbe semplicemente trasformare tutte le proprie riserve in lingotti.
Ma non lo fa.
Perché?
Perché anche l’oro ha dei limiti.
La BCE ne evidenzia alcuni molto chiaramente:
il prezzo è volatile;
non produce interessi;
l’oro fisico deve essere custodito e questo comporta dei costi;
la sua disponibilità non può aumentare immediatamente in risposta alla domanda di liquidità mondiale.
E questo ci porta al vero insegnamento.
Le banche centrali non comprano oro perché pensano che sia perfetto.
Lo comprano perché ha caratteristiche differenti dagli altri asset.
Ed è esattamente questo il principio della diversificazione.
E quindi noi dovremmo fare quello che fanno le banche centrali?
Non necessariamente.
Questo sarebbe un errore.
Una banca centrale e una famiglia hanno esigenze completamente diverse.
Una banca centrale può gestire riserve per centinaia di miliardi.
Una persona deve pagare:
mutuo;
affitto;
spesa;
scuola;
bollette;
imprevisti.
Una banca centrale ha un orizzonte temporale potenzialmente indefinito.
Una persona potrebbe aver bisogno dei propri soldi tra sei mesi.
Quindi dire:
“Le banche centrali comprano oro, quindi devi comprarlo anche tu”
sarebbe una conclusione troppo semplicistica.
La vera lezione è un’altra.
La lezione più interessante è la diversificazione
Prova a guardare il tuo patrimonio come se fossi una piccola banca centrale.
Non per imitare le sue percentuali.
Ma per farti alcune domande.
Quanto del mio patrimonio è nella stessa valuta?
Quanto dipende dalla stessa banca?
Quanto è investito nello stesso mercato?
Quanto possiedo in beni reali?
Cosa succederebbe al mio patrimonio in uno scenario economico completamente diverso da quello che immagino oggi?
Sono domande molto più importanti di:
“L’oro salirà il mese prossimo?”
Perché nessuno conosce con certezza la risposta a quella domanda.
L’oro fisico ha una caratteristica particolare
Esistono diversi modi per esporsi economicamente al prezzo dell’oro.
Strumenti finanziari.
Fondi.
ETF.
Prodotti derivati.
E poi esiste l’oro fisico.
Quando una banca centrale detiene lingotti nelle proprie riserve, possiede un asset fisico.
Ed è anche uno dei motivi per cui alcune persone scelgono di detenere direttamente una piccola parte del proprio patrimonio sotto forma di metallo.
Non perché pensino necessariamente che domani arriverà una catastrofe.
Ma perché vogliono possedere qualcosa di diverso rispetto a un deposito, un titolo o una partecipazione finanziaria.
C’è però una differenza enorme: il prezzo a cui lo compri
Una banca centrale che acquista tonnellate di oro non entra normalmente nel negozio sotto casa e compra piccoli lingotti retail.
Opera su un mercato completamente differente.
Per un privato il problema è quindi anche capire:
quanto sto pagando oltre al valore effettivo dell’oro?
Perché se vuoi utilizzare il metallo come strumento di diversificazione di lungo periodo, partire pagando un sovrapprezzo eccessivo può ridurre l’efficienza dell’operazione.
Ed è precisamente su questo aspetto che nasce OroSubito.com.
Se hai deciso di detenere una parte del patrimonio in oro
Con OroSubito ci rivolgiamo a chi ha già deciso autonomamente di voler acquistare oro fisico da investimento e vuole valutare un canale orientato all’ingrosso.
Il quantitativo minimo ordinario è di 50 grammi.
L’obiettivo è ridurre per quanto possibile i passaggi tipici della vendita retail e proporre condizioni competitive rispetto al valore del metallo.
Non ti diciamo:
“Compra oro perché lo comprano le banche centrali.”
Il ragionamento dovrebbe essere:
“Ho valutato il mio patrimonio e voglio destinarne una parte all’oro. Qual è il modo più efficiente per acquistarlo?”
A quella domanda possiamo aiutarti a rispondere.
→ Puoi richiedere una quotazione su OroSubito.com/acquisto/
Guarda quanto oro riceveresti.
Confronta il prezzo con le alternative.
Poi decidi.
E adesso la domanda la facciamo a te
I dati ci dicono che molte banche centrali continuano a considerare l’oro una componente strategica delle proprie riserve.
Ma tu cosa ne pensi?
Se dovessi gestire oggi 100.000 euro come se fossero le “riserve” della tua famiglia, quanto terresti in oro?
0%?
5%?
10%?
20%?
Oppure non compreresti nemmeno un grammo?
Scrivilo nei commenti qui sotto e spiegaci il motivo.
E soprattutto rispondi a questa domanda:
secondo te le banche centrali stanno semplicemente diversificando oppure stanno preparando le proprie riserve per un sistema monetario futuro molto diverso da quello attuale?
Su questo siamo sicuri che le opinioni saranno molto diverse.
Ed è proprio per questo che vogliamo leggerle.
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